Fiumi di parole per un mondo senza cibo

Pubblicato il 17 novembre 2009
Postato da Carlotta
in Pubblicato in Economia e Politica
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terzo mondo 1Il mondo vuole davvero sconfiggere uno dei suoi mali peggiori : la fame?!
Questione che riguarda da sempre quei paesi che non sono ancora abbastanza evoluti tanto da non riuscire a sfamare l’intera popolazione.
Le cause principali di tale malessere possono essere ricondotte a due situazioni :
1- Paesi in cui lo Stato ha entrate economiche sufficienti ma non in grado di sfamare un’intera nazione che si moltiplica a vista d’occhio. Moltiplicazione che deriva dall’aumento della natalità in quanto i bambini sono considerati la vera forza-lavoro del paese ( come accade per esempio in India o in alcune regioni dell’Asia orientale );
2- Paesi che soffrono l’oppressione inflittagli dalle grandi multinazionali che usufruiscono delle loro risorse incuranti dell’ulteriore miseria e danno che vanno a provocare (come accade per esempio in Africa o in alcune regioni sudamericane).
Se davvero si vuole sconfiggere questo male allora non basta inviare cibo e farlo entrare, un tanto al kilo, nei paesi sottosviluppati ma bisogna assicurarsi che il cibo entrante sia sicuro e nutritivo – sicurezza alimentare – e che sia sufficiente a sfamare un’intera popolazione.
Oltre che sulla malnutrizione, l’accento va posto sui metodi d’azione dei paesi industrializzati. Un vertice FAO che si pone grandi obiettivi (  “ nel 2025 il mondo si dovrebbe liberare del tutto dall’ingiustizia della povertà” ), che si applica intellettualmente sul piano teorico stilando un testo conclusivo di sei pagine e mezzo e che si impegna a risolvere problemi sui dati del passato ( “Rafforzeremo i nostri sforzi per realizzare entro il 2015 gli obiettivi del Millennio: cioè ridurre del 50% il miliardo di affamati del 1997″ ) senza contare che il mondo si evolve con una velocità impressionante forse non è utile ai paesi del Terzo Mondo.
Tutto ciò può essere considerato uno stimolo, ma più legittimo sarebbe stanziare i giusti fondi per il momento che si sta vivendo, anno dopo anno perché le situazioni evolvono pian piano e nessuno conosce il futuro di nessuno.
Così facendo si rischia che l’unico investimento effettivo siano le parole dei più grandi capi di stato con effetto immediato : l’accrescimento dei “senza cibo”.
Il programma di lavoro deve basarsi su azioni decisive e concrete e non solo su discorsi che durano giorni e giorni senza avere mai, come finale, una vera presa di posizione.

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